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The Divine Comedy- Bang Goes The Knighthood

Ultimo Aggiornamento: 10/01/2018 20.08
28/06/2010 21.29

Personalmente, il disco dei Divine Comedy era uno dei di quelli che attendevo di più per il 2010. Quello che è stato il miglior album del 2009, The Duckworth-Lewis Method, vantava il coprotagonismo di Neil Hannon proprio dei DC. Il ritorno del musicista irlandese del decennio alla sua creatura prediletta doveva per forza riservare qualche sorpresa, anche perchè il precedente Victory for the comic muse (2006) era un altro gran disco.
Possiamo dire che le cose si sono evolute. Dopo due album orchestrali e un ibrido, Hannon prova un'altra via, che se da una parte può portare a Casanova (1996), nello stile ironico, dall'altra è segno di una continuazione di una ricerca di nuove forme sonore.
Dove The Duckworth-Lewis Method risultava retrò, dove Victory for the comic muse appariva pieno, barocco, Bang Goes The Knighthood rispolvera la freschezza.
Come annunciato, lo strumento a farla da padrone è il pianoforte, in una rassegna di personaggi e melodie diverse. Da questo punto di vista, è emblematica la prima traccia dell'album, Down in the street below, ricchissima di cambi di ritmo. La delicatezza dell'intro e la graduale evoluzione di ritmo e strumentazione sono l'apertura di un album sfaccettato, che passa da soluzioni da songwriter d'alta scuola (Assume the perpendicular) all'indie pop (Neapolitan girl) a richiami alle atmosfere orchestrali, ma alla Bacharach (Have you ever been in love).
La tradizione della canzone ha sempre rappresentato un grande punto di riferimento per Neil Hannon, che è ancora fortemente influenzato da Brian Wilson (The Lost Art of Conservation), Bacharach e Gershwin.
I Divine Comedy possono pure permettersi momenti di relax, come Can you stand upon one leg e I like, senza pensare a fare grandi cose per rendersi solo ascoltabili. Ma rimangono negati nel presentarsi al pubblico, pubblicando come primo singolo uno dei pochi momenti negativi (At the indie disco).
Sempre che non sia una libera scelta di rimanere nell'elite di un eroe della classe media, senza aprirsi al grande pubblico.
28/06/2010 21.30

[IMG]http://www.undertheradarmag.com/uploads/article_images/DivComedy3728451C-7F30-4340-BDD2-F3BA6192BA933.jpg[/IMG]
07/12/2010 13.59

The Divine Comedy - Casa 139, Milano - 06/12/10

Prima di entrare nel merito del concerto, due parole sull'organizzazione. La Casa 139 di Milano è un circolo ARCI che consente accesso solo ai soci anche per questo tipo di eventi, che ieri s'è trovata completamente impreparata nel presentare un evento sicuramente di nicchia ma di tutt'altro pubblico rispetto al solito del circolo (bastava sentire cosa passavano prima). Dalle 21.30 stabilite, si è riusciti a entrare alle 21 circa e si è atteso, senza che nessuno comunicasse nulla, fino alle 22.30.
Ma tutto è bene quel che finisce bene e Neil Hannon (da solo, ma d'altronde la band non ci sarebbe stata sul palco minuscolo) ha dimostrato un talento incredibile come cantante, musicista e intrattenitore.
Chiaramente l'album Bang goes the knightood è stato al centro delle scene, con diversi estratti (Assume the perpendicular, The complete banker, Neapolitan girl, At the indie disco, The lost art of conservation, Can you stand upon one leg, I like). Una serata che comunque ha percorso ormai 20 anni di storia dei Divine Comedy alternando canzoni suonate al pianoforte a quelle per chitarra acustica.
Azzeccata la scaletta con alcune chicche impressionanti come The plough (2006), Our mutual friend (2004), The perfect love song (2001) e perfino un'inaspettata cover di Don't you want me degli Human League, in cui il poliedrico Neil ha interpretato pure, in un falsetto riuscitissimo, la parte femminile.
Spazio ovviamente ai grandi classici, tra cui l'acclamata The frog princess, Becoming more like Alfie e soprattutto National express, forse la canzone più conosciuta. Perfetta anche la scelta di confermare Tonight we fly, pezzo splendidamente live.
Un concerto per pochi intimi, in cui Hannon ha condotto circa 200 persone (in sovrannumero rispetto alla sala con il palco) a colpi d'ironia, battute e grandissima musica. La voce è a grandissimi livelli per un'ora e quaranta minuti e nelle parti strumentali c'è pure stato spazio per un po' di improvvisazione (spettacolare l'assolo di chitarra elettrica parlato di Alfie).
E' il primo concerto italiano di questo geniale cantautore irlandese, che ora proseguirà per Torino, Bologna e Roma e che speriamo, se manterrà la promessa, torni l'anno prossimo.
[Modificato da Duck Luca 07/12/2010 14.00]
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Imperatore
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Eroe
07/12/2010 21.31



Prima di entrare nel merito del concerto, due parole sull'organizzazione. La Casa 139 di Milano è un circolo ARCI che consente accesso solo ai soci anche per questo tipo di eventi,



[IMG]http://img823.imageshack.us/img823/3707/99513bcb.jpg[/IMG]



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"...poi pigliando a calci me non hai capito che non si cancella il sogno che vive insieme a me..."
01/08/2011 12.38

Sono tornato a vederli nella ridente località friulana di Sesto al Reghena. La recensione arriverà...
02/08/2011 11.54

The Divine Comedy - Sexto 'Nplugged Festival, Sesto al Reghena (PN) - 31/07/11

Interessante questo festival, capace di portare in Italia alcuni tra gli artisti indie più interessanti del panorama europeo.
La serata del 31 luglio è consacrata prima ai Get Well Soon (particolare band tedesca di polistrumentisti, un po' barocchi) e poi al piatto forte, come si vede dall'accoglienza del pubblico: Neil Hannon dei Divine Comedy.
Sempre da solo, con pianoforte e chitarra, Hannon ripropone il suo repertorio migliore promuovendo anche parecchio l'ormai non più nuovo album "Bang goes the knighthood", alternando gioielli pop a gag.
Ambiente più serio rispetto al concerto milanese (in cui, sarà per il locale veramente piccolo) si respirava un'atmosfera più familiare, con un Hannon mattatore e un pubblico succube delle iniziative dell'artista-showman.
La scelta dei brani è simile e non c'è nemmeno l'abitudine dell'ultimo anno di presentare l'album al completo e nel medesimo ordine del disco, presentando invece un alternarsi con brani del passato.
Risultano sempre gradevolissime le scelte e le particolarità (l'assolo a voce di Becoming more like Alfie, il finto virtuosismo su Songs of love, il solito drink al pianoforte un po' troppo forte) di un concerto riuscitissimo e applauditissimo dal non troppo nutrito pubblico del festival.
Se a Milano spiazzò tutti portando Don't you want me degli Human League, stavolta la cover è Being Boring dei Pet Shop Boys, leggerissima. Ma le sorprese non sono finite, complice un insetto (e qua non sapremo mai fino a che punto la cosa è imprevista, con uno come Hannon) cambiano i bis. Dopo un minuto e mezzo circa di I like, il pericoloso essere fa capolino dalle parti del pianoforte scatenando un'improvvisa reazione del cantante che non si avvicinerà più allo strumento (neanche dopo averlo fatto scacciare da uno dello staff [SM=x96408] ) improvvisando My lovely horse e Lucy, al posto della probabile National express, negli encore.
L'autoironia la fa da padrone perfino quando ci sono errori e il pubblico se la ride alla grande. E forse è la volta buona che Hannon cominci a considerare l'Italia nei suoi tour.
ChristianSmall
[Non Registrato]
Straniero
10/01/2018 20.08

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